Ad ogni vino il suo bicchiere,
comandano esperti ed appassionati del nettare di Bacco. Ma nelle
occasioni conviviali, quali ricevimenti, banchetti e quant'altro,
disporre di calici a profusione può risultare quantomeno
problematico. Vediamo dunque come "ridurre" il numero dei cristalli
in tavola senza rinunciare al corretto abbinamento con le diverse
tipologie di vino che andremo a bere.

Esistono varie fogge di bicchieri in grado di esaltare le
caratteristiche proprie di ogni vino: un esempio sotto gli occhi di
tutti è rappresentato dalla flute, calice in cui vengono bevuti i
vini spumanti. La particolare forma del cristallo, stretta e
allungata, permette alle bollicine di liberarsi nel modo ottimale,
esaltando i profumi contenuti nel vino. In passato per questa
tipologia di vini veniva usata anche la coppa, attualmente
riservata agli spumanti dolci da uve moscato, che in questo
bicchiere esprimono al meglio i loro caratteristici aromi primari.
Nei banchetti di nozze, e nei ricevimenti più raffinati, la flute
non deve assolutamente mancare. Impossibile pensare di bere il
nostro vino spumante in un bicchiere di forma diversa.
Se per champagne e affini la scelta è praticamente obbligata, il
discorso si complica per i vini "fermi", senza bollicine. Quando
non si hanno a disposizione numerose varietà di fogge, l'ideale è
riservare un calice piccolo per i vini bianchi, ed uno più
"panciuto" per quelli rossi. A suggerire questo abbinamento sono le
differenti caratteristiche gustative dei vini. Un bicchiere a forma
di tulipano non molto ampio è adatto per i bianchi, in quanto
convoglia il liquido sui lati della lingua, ed esalta le sensazioni
di freschezza caratteristiche di questa tipologia. Una forma più
svasata, invece, permette ai vini rossi di sprigionare tutto il
loro bouquet, e di esaltare, in bocca, quella morbidezza e quella
fragranza che li contraddistinguono. Da evitare, dunque, il
bicchiere "unico" per tutti i vini che si affacciano sulla tavola.
Se ad ogni modo i calici a nostra disposizione fossero due,
dovremmo destinare il più piccolo all'acqua, anche se il galateo
imperante negli anni Sessanta-Settanta ci ha insegnato il
contrario. Ma anche i vini erano un altra cosa. Costringere un
Brunello di Montalcino piuttosto che un Barolo all'interno di un
micro-calice, magari neppure di cristallo, significa non permettere
al vino di esprimersi al meglio, mortificandolo e privando i
partecipanti al banchetto di una sicura gioia gustativa. Bere il
vino del contadino oggigiorno è out, come lo è il cameriere che
accoglie i clienti con il fatidico quesito "bianco o rosso?";
acquistare un'etichetta californiana è chic, lo è altrettanto chi
dice di gradire solo vini non passati in barrique. Ma quando, al
termine di un pasto, giunge il momento del dessert, vedersi servire
un vino spumante secco non desta affatto scandalo.

E' normale. E'
nella tradizione.
E per questo tutti insistono nel berlo. Anche se
"con quella torta non era un granché", anche se "quasi quasi ci
stava meglio un vinsanto". Spesso, a preferire il vino spumante
dolce con torte e prodotti di pasticceria vari sono le signore, per
questo tacciate dai maschietti di incompetenza sul bere bene. La
verità è che hanno ragione loro: il problema è da ricercare nella
lentezza dei nostri recettori. Il palato, infatti, dopo aver
gustato un boccone dalla sensazione dolce, non riesce a
"predisporsi" in tempi brevi per accogliere la sensazione secca
dello spumante. Il risultato è che il secco viene convertito in
amaro, producendo una sensazione piuttosto sgradevole. Dunque,
tenendo da parte il nostro spumante secco o champagne per
l'aperitivo e i piatti a base di pesce, con i dessert andremo ad
utilizzare esclusivamente dello spumante dolce. Fresco e brioso, ma
con un buon residuo zuccherino, riuscirà ad esaltarsi accanto ad
una torta alla panna come ad una crostata di frutta, creando una
perfetta armonia di sapori al palato.
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